Mole – Visionauta

TRACKLIST

01) Ora non pensarci
02) Radio MW (Why are u crying?)
03) Caleidoscopio
04) Queste mani ruvide
05) Il segreto
06) Daydreamers
07) H
08) L’alveare
09) Touchin’ my soul
10) Adriatico
11) Cosmic clock
12) Fammene un altro

Presentato in esclusiva il 24 ottobre 2011 su Xl di Repubblica

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A Belluno sono matti! E shakerano il funk con il prog, la Giamaica e l’italo pop anni 60. Andrea “Mole” Riva, voce dei Maci’s Mobile, nel suo secondo album esplora con la band Moonwalktet l’ingorda galassia delle sue fonti d’ispirazione” (La Repubblica XL)

““Nero viaggiatore” aveva rivelato all’Italia le doti del bellunese Andrea Riva in arte Mole, rapper atipico impregnato di jazz e soul. Con “Visionauta”, sempre rilasciato dalla vivace ReddArmy, la metamorfosi è completata: non solo Mole ora si qualifica come cantante funk dal forte piglio hip hop, ma ha assorbito nella ragione sociale la band che lo accompagna dal vivo (Ruggi Burigo, chitarra; Andrea Ki, basso; Giovanni John Zanon, organo e piano; Stefano Funes, batteria), ovvero suonatori virtuosi, un combo trascinante. E la procedura del live assume il controllo delle registrazioni del disco, un’atmosfera da cui traspare la gioia di suonare assieme, sempre più rara in giro; i testi sono temi laterali e vicende personali, l’interpretazione sfodera uno scibile black
ricco di sfumature a ogni ascolto, come in precedenza il disco parla a un pubblico trasversale e punta molto sull’energia cinetica del groove oltre che sul messaggio. Il finale organistico di Ora non pensarci, l’odissea di fuoco sparsa su Caleidoscopio, la calda Il segreto e una languida e “suonata” Adriatico sono solo highlights di un’opera profumata e completa, ancora sorprendente e capace di prendere l’ascoltatore per le gambe, le orecchie e la testa.” (Blow Up)

Bisogna essere un po’ bizzarri, in Italia, per dedicarsi al funk. Era, è e resterà un approccio di nicchia. Musica nera per musica nera, il Bel Paese è stato conquistato piuttosto dal rap: più immediato, più “facile”, più plasmabile… e anche più facilmente imitabile, perché a mettersi davanti ad un microfono a sciorinare rime non ci vuole molto (ma farlo bene, è un altro conto). Mole, da Belluno, racchiude sia il rap che il funk. Anzi, è partito dal primo ma già da qualche anno viaggia deciso molto più verso il secondo. Ha abbandonato la strada più semplice per seguire quella più complessa, ha deviato dalla via che poteva dargli esposizione per quella che mah, si vedrà, ma il rischio-nicchia è pari a quello di un gol di Messi (eh sì, alto). Basterebbe già questo a rendercelo simpatico. Ma per sovrammercato è pure veramente bravo. In primis lo è per aver radunato attorno a sé musicisti veramente ottimi, e soprattutto averli fatti suonare veramente coesi e compatti – mai nell’album si ha l’impressione del gruppo di turnisti convocato per suonare in buona calligrafia (problema di molti progetti che si dedicano a funk e soul qua in Italia). Merito anche della ricchezza di idee, di citazioni anche da altri generi musicali, di soluzioni d’arrangiamento – magari non geniali queste ultime o sconvolgenti, ma sempre appropriate. Il leader ormai più che rappare, canta; forse avremmo preferito qualche cantato in meno e qualche rap in più, il disco sarebbe stato più felicemente spigoloso e meno “divertentista”, ma sono sfumature. Perché anche così va bene, più che bene. E i testi non sono mai stupidi, anzi, in un’apparente leggerezza diffuse c’è sempre spazio per stoccate introspettive e ben pensate. Ottimo lavoro, davvero. (Mucchio Selvaggio)

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